Secondo l’Osservatore Romano non basta la morte cerebrale per dichiarare morta una persona. Solo con l’arresto cardiaco ci si potrebbe prendere la libertà di dire che un morto è morto.
C’è però una rivoluzionaria scuola di pensiero, molto accreditata nelle alte gerarchie cattoliche, che sostiene che non si muore mai. Quelli che abbiamo seppellito finora sono ancora vivi e quelli che ancora non sono nati sono, in verità, già nati e titolari di diritti.
Pertanto, i morti ancora vivi sono gentilmente pregati di destinare l’otto per mille alla chiesa cattolica mentre i non ancora nati già vivi verranno battezzati d’ufficio.
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Dice il prefetto di Roma, Carlo Mosca, che per favorire l’integrazione dei bambini rom si potrebbe impiegarli come sciuscià all’uscita dei grandi magazzini.
Il ministro-ombra della difesa, Roberta Pinotti (Pd), per non essere da meno, condivide perché, dice, così verrebbe valorizzata la caratteristica di questi ragazzi “da sempre bravi nei lavori manuali“.
Resta da capire se esista un mercato per questa tipologia di impiego (chi si farebbe lustrare le scarpe all’uscita dal supermercato?), e se non sia possibile affrontare con lo stesso metodo il problema dell’immigrazione, mandando i negri a raccogliere cotone, lavoro per cui erano di certo molto portati.
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Non potevamo sopportare che ai semafori quelli si affollassero attorno ai Suv tentando con insistenza di lavarci i vetri.
Non potevamo sopportare che si bivaccasse sui marciapiedi e davanti alle chiese chiedendo qualche soldo e attentando alla nostra incolumità: quanti, non vedendoli, hanno dovuto subire l’onta di inciampare e cadere per terra, sporcandosi il cappotto o spezzandosi l’unghia fresca di manicure.
Non potevamo sopportare chi rovistava dentro i contenitori della spazzatura: era una vista che ci metteva di cattivo umore e non ci faceva godere la serata al ristorante.
Li stiamo eliminando e, poco alla volta, diventeremo un paese civile.
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A Palermo arriva il sultano dell’Oman.
Panfilo da 155 metri (ma lui viene dopo con l’aereo personale), moli del porto di Palermo recintati per tenere lontani i curiosi, 15 macchine per scortarlo dall’aeroporto alla nave (e magari lui ci si fa portare in elicottero), non gradiva l’insegna di un bar e la fa coprire.
Insomma un adulto viziato dai troppi soldi.
Che però ha messo in subbuglio una città: da Sonia Alfano, che si rivolge a lui lamentando il disinteresse verso i temi di mafia, ai disperati in fila per elemosinare le sue improbabili mance.
C’è da stupirsi se poi votiamo Berlusconi?
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Sofia gioca spesso con il mio telefono.
Una delle cose che le piace fare, dopo aver guardato le mappe e il tempo, è controllare l’agenda. Si legge, e mi legge, gli appuntamenti e, a volte, mi aggiunge delle cose che la riguardano, come la data del suo compleanno.
Adesso, per il 9 agosto, mi ritrovo un nuovo appuntamento con scritto: “salutare sofia che parte“. Va per una settimana a Lampedusa con sua madre.
Quell’appuntamento, che non ho avuto il coraggio di cancellare, sta lì a ricordarmi che, da quando è nata, non sono mai stato sette giorni di seguito senza vederla.
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Ieri, secondo il sito di Repubblica, lo stupro della ragazza fiorentina era opera di un gruppo di sette ragazzi, composto da italiani e stranieri. Nel giro di qualche ora gli stranieri erano scomparsi e rimanevano solo gli italiani.
Mi pare sia un pessimo segno dei nostri tempi la tendenza a rimarcare l’attribuzione etnica di un gesto di violenza.
Che altro motivo ci potrebbe essere nel sottolineare che l’autore di uno stupro, o di un qualunque altro delitto, sia un italiano, un rom o un ivoriano, se non quello di far digerire con atteggiamenti e stati d’animo differenti una stessa notizia?
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Cari giornalisti di Repubblica, così non va: non potete dare una notizia e non precisarne i particolari.
Dite che a Firenze sono state arrestate sette persone per aver stuprato una ragazza di 22 anni e aggiungete che il gruppo era composto da italiani e stranieri. Però non dite quanti erano gli italiani e quanti gli stranieri.
Perché se erano in maggioranza stranieri, allora si tratta dell’ennesimo attacco alla sicurezza delle nostre città e delle nostre donne.
In caso contrario bisogna capire, erano tanto dei bravi ragazzi, avranno bevuto troppo e di sicuro saranno stati provocati dalla gonna troppo corta della ragazza.
[Update h 17,00: dall'articolo di Repubblica sono spariti gli stranieri.]
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Il post iniziale è quello più difficile. Sarà vero? O il più banale?
Dire di cosa si proverà a parlare sul blog potrebbe essere un’idea. Ma questo presupporrebbe di sapere già dal primo momento di cosa si scriverà. E non è questo il caso.
Spiegare la ragione del nome del blog potrebbe essere un’altra ipotesi praticabile se non lo avessi già fatto nella pagina della presentazione.
Essendo quasi arrivato al limite del numero di parole a mia disposizione sono costretto ad ammettere, con un certo disappunto, che il primo post è sempre quello più banale. Per gli altri si vedrà.
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